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Un aspetto della crisi: lavoro e immigrazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Carmine Casella   
Martedì 15 Dicembre 2009 12:19

Lavoro e Immigrazione: Prolungamento del Permesso di Soggiorno in attesa di occupazione, per chi ha perso il lavoro.

Proposta dei Giovanni Democratici di Bologna verso le elezioni regionali 2010.

La crisi economica generalizzata di questi ultimi mesi mette a grave rischio i giovani immigrati inseriti nel mondo del lavoro, nati e cresciuti in Italia. Il fatto, di non essere riconosciuti cittadini italiani perché figli di immigrati, fa si’ che la loro permanenza nel territorio, come quella dei loro genitori, sia legata ad un permesso di soggiorno che viene solo rilasciato se si ha un contratto di lavoro.

E’ da ricordare che la legge italiana non riconosce la cittadinanza dalla nascita ma solo se lo straniero, al raggiungimento dei 18 anni di eta’, dichiara entro un anno di volere acquistare la cittadinanza e per chi non e’ nato ma cresciuto in Italia il problema diventa piu’ grave. Questi sono giovani che rischiano di dover tornare ad un paese che non è loro ma dei loro genitori e di cui non sanno niente e in cui non si riconoscono. Rischiano pertanto, di cadere in una condizione di irregolarità e di lavoro nero.

Gli immigrati sono parte integrante della nostra economia, come viene confermato dal Rapporto annuale 2008 dell’INPS, in cui si evince l’incremento dei contributi versati da lavoratori stranieri regolarizzati: ormai quasi due milioni di cittadini stranieri versano contributi previdenziali nel nostro paese e contribuiscono alle pensione degli italiani e il 9,7% del Prodotto Interno Lordo viene dal loro lavoro.

I dati sul mercato del lavoro della Provincia di Bologna del primo e secondo trimestre 2009 ci mostrano la crescita del tasso di disoccupati che riguarda sia i lavoratori italiani che gli stranieri. Nel primo trimestre aumentano rispettivamente del +7,0% e del + 12,4%, mentre nel secondo del + 5,2 % e del 8,7%. Questo incremento interessa tutte le età, ma nel secondo semestre soprattutto i giovani che sale al + 7,1% ricordando che gli stranieri hanno un’età media di 31 anni rispetto ai 45 degli italiani . E’ una realtà che tocca a tutti ma in special modo a chi per poter stare in questo paese in legalità deve avere un contratto di lavoro.

E’ noto che in una situazione di crisi si vedono a rischio soprattutto, gli anelli più deboli della società: donne e cittadini stranieri. Un lavoratore straniero che perde il lavoro e deve rinnovare il permesso di soggiorno, ha il diritto di rinnovare il permesso di soggiorno s’è iscritto al Centro per l’Impiego ma solo per la durata di 6 mesi.

- Ma, se questa crisi finanziaria internazionale non trova soluzione prima di un anno come fa uno straniero a rinnovare il suo permesso di soggiorno?

- E soprattutto questo può rispondere a prevedere la parità di trattamento e piena uguaglianza del lavoratore straniero con quello italiano come scritto nella Legge Bossi Fini che, al comma 3, art. 2 del Testo Unico sull’immigrazione?

- Perché lo straniero oltre a vedersi messo in discussione o dover andare via non ha neanche il diritto, se ne ha, di godere totalmente dell’indennità di disoccupazione che ha come requisito indispensabile la residenza in Italia o in un paese appartenenti all’UE?

In effetti, dal 1° gennaio 2008, la durata dell’indennità di disoccupazione erogata dall’INPS è stata portata a 8 mesi per chi ha maturato versamenti contributivi per 52 settimane, nell’arco dei due anni precedenti il licenziamento. In questo modo non solo si crea una situazione di discriminazione per i cittadini stranieri che non possono godere appieno del loro diritto ma anche una contrapposizione tra i sei mesi della durata del soggiorno “in attesa di occupazione” della normativa e gli otto riconosciuti come diritto per avere l’indennità di disoccupazione.

Preoccupati per questa situazione ed essendo a pochi mesi dalle elezioni regionali,

i Giovani Democratici di Bologna propongono il prolungamento del

“permesso di soggiorno in attesa di occupazione” a 12 mesi;

perché in una situazione di crisi come questa, consideriamo che sia necessario tutelare chi contribuisce, nasce e vive in Italia in modo onesto.

Riteniamo ingiusto che un lavoratore dopo 6 mesi dal licenziamento, debba perdere il permesso di soggiorno e venga espulso. Soprattutto e’ importante riflettere sulla loro permanenza guardando in prospettiva quando ci sara’ una ripresa dell’economia. L’industrie avranno bisogno di questi lavoratori che sono stati gia’ formati e hanno gia’ acquisito determinate competenze per lavorare sul nostro territorio. Sarebbe illogico pensare ad assumere nuove risorse o mano d’opera da formare solo perche’ quelli che abbiamo gia’ sono stati mandati via.

Ci sono tanti giovani immigrati che convivono e credono come noi in una Italia democratica, giusta e di pari opportunità. Presentare questa proposta e parlare di questo problema rappresenta per noi un modo di parlare di diritti e di integrazione.

In questo senso, e nell’ambito delle politiche del welfare a fronte di una emergenza come questa,la nostra proposta è rivolta alla Regione Emilia-Romagna; il ruolo della Regione, infatti, nell’elaborazione di politiche di accoglienza e integrazione è fondamentale. In questo momento in cui la presenza immigrata regolare che per le leggi nazionali si vede a rischio, è importante che le istituzioni si facciano carico di cercare possibili soluzioni per questi lavoratori e per le loro famiglie, per tutelare i diritti dei più svantaggiati per costruire una società più coesa e integrata.

Crediamo, inoltre, che la Regione Emilia-Romagna e il Presidente Errani in primis, da sempre attento e disponibile al dialogo e al confronto, abbia la capacità di farsi carico e portavoce di richieste come queste per le funzioni che ha nell’ambito delle politiche di immigrazione, cioè integrazione sociale, promozione dello sviluppo economico e promozione della sicurezza per offrire servizi di welfare e coesione sociale attraverso l’accoglienza, l’accesso ai servizi e regolarizzazione del mercato del lavoro locale per i cittadini che hanno deciso di vivere e lavorare in Italia.

Certi della disponibilità ad intraprendere un percorso comune su questo tema, in un tavolo di confronto con la Regione, i Giovani Democratici di Bologna hanno già aperto un gruppo di studio e approfondimento sui dati più recenti, per arrivare, infine ad una proposta più precisa e concreta.

I giovani sono quelli che più di tutti subiscono questa crisi. Si può iniziare a risolverla partendo proprio da loro.

Ultimo aggiornamento Martedì 15 Dicembre 2009 12:20