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| Scritto da Administrator |
| Giovedì 13 Novembre 2008 16:15 |
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Analizzando i risultati delle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008, si nota che, purtroppo, il Partito Democratico, pur avendo un buon risultato, soprattutto a Bologna e in Emilia Romagna, non è riuscito ad accattivarsi la maggior parte degli italiani, uscendo sconfitto e pure questa volta non possiamo rimproverarci troppi errori, anzi, abbiamo visto sempre più piazze piene di tante donne e tanti uomini, ma soprattutto piene di tanti giovani, come non succedeva da diversi anni. Una prima analisi, quindi, che ci interessa fare è sul voto giovanile. Come si può vedere il voto giovanile a livello nazionale è andato, circa, al 40% al Pd e al 42% al Pdl. La restante quota è andata in gran parte alla Lega, mentre Sinistra e Italia dei valori ne hanno ricevuto solo una minima parte. A Bologna e in Emilia Romagna la percentuale è significatamene più alta a favore del PD. Di certo possiamo essere fieri del risultato ottenuto, ma nello stesso tempo ci preoccupa che le giovani generazioni siano divise esattamente in due parti. Essere giovani, oggi, non è facile. Le certezze con le quali sono cresciuti i nostri genitori non ci sono più e siamo la prima generazione ad avere coscienza di stare peggio della generazione che ci ha preceduti. Viviamo in un Paese affaticato, stanco, incapace di investire sui suoi talenti, di valorizzare le sue infinite risorse. Un Paese in cui avere meno di trent'anni è un limite, in cui il merito troppe volte non conta e la competizione è un tabù; e pensare che proprio il tema del “merito” era stato indicato come il tema che più interessava ai giovani e che ne avrebbe condizionato l’orientamento al momento del voto. Soprattutto, un Paese in cui il sacrosanto patto di solidarietà tra le generazioni è costruito sul consolidamento di tante iniquità. La precarietà è il tessuto delle nostre vite, l’accesso al mercato del lavoro è faticoso, la ricerca sottovalutata, le ambizioni artistiche represse. Ancora più difficile, inoltre, è avere voglia di politica, di fare politica, in un contesto simile. Abbiamo a che fare con un sistema ingessato e bloccato, spesso totalmente autoreferenziale, incapace di rinnovarsi e di coinvolgere le giovani generazioni. Un’arte nobile ridotta spesso ad argomento per addetti ai lavori. Una politica che ha smesso di incidere sui grandi temi, ma che non sa neanche proporre ricette coraggiose e soluzioni per i problemi delle persone. Nonostante tutto questo, esiste una generazione impegnata in politica che cerca di rappresentare al meglio le istanze e i bisogni di tutte le ragazze e i ragazzi. Lo ha fatto nelle piazze, nelle scuole, nelle università, ai vari livelli dell’amministrazione pubblica; lo ha fatto mettendosi in gioco in prima persona nelle due elezioni primarie del nostro partito. Questa generazione di “Giovani Democratici” è composta da tutti coloro che non hanno vissuto le divisioni dei vecchi partiti, che non sono nostalgici del passato ma che hanno subito creduto con entusiasmo e passione nel Partito Democratico. Crediamo, inoltre, che il rinnovamento generazionale non sia una corsa alla cooptazione, basata solo sulla fedeltà, non è candidare giovani nelle prime posizioni delle liste, ma solo per spot elettorale e soprattutto non è rimanere indifferenti alle grandi capacità, ai meriti e alla forza di volontà che i giovani giorno dopo giorno dimostrano di avere, ma è il progetto alternativo e autonomo di una nuova generazione che vuole mantenere la propria identità decisa, forte, senza aver paura di cantare fuori dal coro, quando serve e che vuole qualificarsi per le proprie idee, anche se critiche, in un Partito Democratico che deve dimostrarsi pronto ad accoglierla. Una volta, promuovere e investire sulle giovani generazioni erano delle prerogative di quel centro sinistra sicuramente diverso da quello di oggi, ma proprio per questo non possiamo accettare oggi di essere superati in campi “nostri” da una destra che si presenta molto più interessata ai nuovi talenti (v. Giorgia Meloni - 15 gennaio 1977 - Ministro delle Politiche giovanili e presidente di Azione Giovani). Abbiamo le idee, le proposte, i progetti e, soprattutto, una visione compiuta della società italiana e del mondo contemporaneo; vogliamo essere protagonisti attivi nella costruzione di un Partito Democratico, dove ognuno possa sentirsi a casa liberamente con le proprie idee e i propri valori senza essere ex o post qualcosa. Sappiamo che il nostro Partito è il luogo idoneo per realizzare tutto questo e siamo pronti a ripartire con un compito: consolidare il risultato positivo tra i ragazzi del nostro territorio. E’ per questo che dovremo rafforzare il profilo del PD come partito della nuova generazione: nelle scelte programmatiche, nelle modalità di selezione delle candidature, nella capacità di rinnovamento generazionale. E, dopo che le elezioni hanno reso più evidente che per conquistare il voto giovanile servono idee e persone giovani, dimostrando che bisogna essere giovani per parlare ai giovani, bisogna conoscerli, essere parte di loro, vivere le loro stesse situazioni è necessario superare le inaccettabili lentezze che spesso ritardano il percorso formativo e politico di una nuova generazione. Avevamo scelto uno slogan tempo fa, per sintetizzare il nostro impegno: “La politica è l’arte del possibile” di Cesare Pavese, beh ora crediamo che la politica sarà possibile solo investendo sulle nuove generazioni ed un Partito Democratico che riparte da una sconfitta elettorale, ma che, comunque, deve essere pronto ad affrontare le nuove sfide che gli si presentano non può ignorare la forza e la spinta innovativa che proviene da tante ragazze a tanti ragazzi che con le loro capacità e la loro voglia di fare decidono di mettersi in gioco per realizzare il sogno di un nuovo paese e di una nuova politica. GIOVANILE: PERCHÉ? A partire dalle nostre esperienze passate, noi giovani del Partito Democratico di Bologna siamo convinti della necessità di riconoscere un movimento giovanile per il nostro partito, per la società e la politica italiana. Questa convinzione nasce dalla crescente esigenza di riuscire a coinvolgere le nuove generazioni nella Politica così da poter integrare i nostri punti di vista con quelli di altre ragazze e ragazzi, che vogliono contribuire alle istanze di cui ci faremo portatori. Siamo convinti che una giovanile sia indispensabile per poter spiegare a tanti ragazzi, già dalle scuole superiori, quanto la politica sia importante e fondamentale, per far capire che non è fatta di qualunquismo, ma di passione e di idee, per poter garantire un rinnovato futuro di qualità all’Italia. Purtroppo la distanza fra le generazioni nel nostro paese aumenta sempre di più, e non è pensabile che un partito sia, da solo, attrattivo per le ragazze e i ragazzi che ci proponiamo di coinvolgere. Vogliamo che questa giovanile abbia tra le sue priorità la formazione, così da fornire ai giovani gli strumenti necessari per sviluppare opinioni autonome su tutti i principali temi, politici e di attualità, e per poter sostenere le proprie posizioni e il proprio punto di vista. Con dei giovani “formati” e consapevoli, capaci a loro volta di raggiungere le esigenze dei loro coetanei, tutto il Partito potrà ascoltare una voce davvero rappresentativa delle nuove generazioni, e il dialogo generazionale sulle grandi riforme che servono al nostro paese sarà più facile e costruttivo. Questi temi devono necessariamente entrare nell’agenda politica del nostro Partito Democratico, ma non sarà possibile se non attraverso l’uso di un canale privilegiato come può essere una giovanile di partito libera e con basi solide, percepita come una risorsa e non come una “riserva”. Vogliamo, infatti, essere un traino tanto per i nostri coetanei, quanto per il Partito Democratico, con il quale vogliamo rapportarci con autorevolezza, affinché l’innovazione di cui si parla non resti una chimera. Un’organizzazione di questo tipo avrà le caratteristiche giuste per essere attrattivo, per permettere un afflusso di forze nuove e di idee, per fornire quindi linfa vitale ad un partito nuovo, interessato a capire e ascoltare gli italiani ora e in futuro. |
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