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| Scritto da Administrator |
| Giovedì 13 Novembre 2008 19:49 |
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ORGANIZZAZIONE.
Abbiamo avuto modo di verificare, nella breve vita del nostro nuovo partito, la presenza e la partecipazione di una nuova generazione con tante ragazze a tanti ragazzi, animati da forza e spinta innovativa, che con le loro capacità e la loro voglia di fare decidono di mettersi in gioco per realizzare il sogno di un nuovo paese e di una nuova politica. Per tutto questo e tanto altro ancora, si è giunti alla decisione di dar vita al “COORDINAMENTO PROVINCIALE GIOVANI DEMOCRATICI”, un nuovo soggetto politico generazionale, che riesca a comunicare e a rendere partecipi quelle ragazze e quei ragazzi, che tutti i giorni incontriamo nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro, nelle strade e nelle piazze delle nostre città, ma che sono ancora troppo lontani dai partiti e dalla politica. Il Coordinamento dei Giovani Democratici, deve diventare un soggetto che si muove ed agisce come soggetto riconosciuto e forte; deve essere un importante centro di produzione di idee politiche ed offre un contributo di analisi e di approfondimento delle tematiche sociali e politiche molto prezioso, attraverso l’organizzazione di seminari di altissimo livello scientifico e attraverso le iniziative politiche che abbracciano tematiche interessanti ed innovative. Il Coordinamento Giovani Democratici sarà capace di interpretare al meglio quelle istanze che ancora oggi ci sfuggono e sarà il modello di partecipazione giovanile alla vita del Partito Democratico. Per realizzare al meglio questo progetto ci sarà bisogno della massima partecipazione di tutte le ragazze e tutti i ragazzi in età compresa tra i 14 e i 30 anni, partendo da quelli che al Partito Democratico hanno già aderito e che oggi iniziano a partecipare alla vita politica dei nostri circoli, ma puntando a coinvolgere e far partecipare sempre più ragazze e ragazzi che ritengono di potersi definire “Giovani Democratici”. Non vogliamo costruire un’imitazione delle strutture partitiche “in piccolo, ma vogliamo ampliare gli orizzonti a disposizione di tutte quelle ragazze e quei ragazzi che decidono di avvicinarsi alla politica e al Partito Democratico, facendoli sentire partecipi e protagonisti non soli di una politica strettamente territoriale, ma, anche più apertamente generazionale. Non vogliamo costruire un’imitazione delle strutture partitiche “in piccolo, ma vogliamo ampliare gli orizzonti a disposizione di tutte quelle ragazze e quei ragazzi che decidono di avvicinarsi alla politica e al Partito Democratico, facendoli sentire partecipi e protagonisti non solo di una politica strettamente territoriale, ma, anche più apertamente generazionale. Vogliamo, quindi, un Coordinamento, che riesca a colmare un vuoto generazionale dovuto all’assenza di una “giovanile ufficiale” e che svolga il ruolo di soggetto promotore della prossima organizzazione giovanile del Partito Democratico. Da un punto di vista organizzativo, ci doteremo di un coordinamento provinciale con incarichi tematici, anche con riferimento ai Forum Tematici del PD, che sappia rapportarsi alle giovani generazioni, affrontando i temi e le questioni di politica locale e nazionale da un punto di vista semplice e innovativo, che sappia rapportarsi al PD con rispetto ed autorevolezza, che permetta di affrontare le istanze legate al territorio con una visione nuova, rendendo consapevoli e maturi i ragazzi che ne prendono parte in modo da favorire il maggior ricambio generazionale possibile all’interno del PD, secondo il principio fondamentale della meritocrazia.
IN CITTÀ.
A partire dalle Primarie del 14 ottobre, ma soprattutto con la creazione dei circoli territoriali di gennaio molte ragazze e ragazzi si sono avvicinati al Partito Democratico e hanno iniziato a frequentare le riunioni dei circoli. Un importante passo è stato compiuto, dunque, ma per raggiungere l’obbiettivo della maggiore presenza sul territorio il percorso deve essere completato. Notiamo, infatti, che in diversi casi l’età media dei circoli del PD non è proprio “bassa” e giovani che devono frequentare queste riunioni non riescono molto spesso ad integrarsi al meglio o in altri casi possono avere delle difficoltà a capire tutti i meccanismi di un circolo già avviato. E’ proprio da queste considerazioni che crediamo che sia da apportare la principale innovazione proprio nell’organizzazione cittadina: creare dei Coordinamenti Giovani Democratici in tutti i Quartieri , con una propria organizzazione ed un proprio Responsabile, che dovrà attivamente partecipare anche agli organismi politici del PD del Quartiere. Questo tipo di scelta proviene dalla necessità di non disperdere la voglia di partecipazione e le forze delle ragazze e dei ragazzi che in tutta la città si avvicinano alla politica, ma impegnarli al meglio nei luoghi dove vivono e risiedono. La buona riuscita del Coordinamento Giovani Democratici sulla città acquisisce una valenza superiore anche in vista di una campagna elettorale per le elezioni amministrative del 2009, che fin dal suo inizio è già a dir poco “scoppiettante”. In questo senso, il coinvolgimento delle ragazze e dei ragazzi in Circoli di Quartiere, diventa oltre che una buona occasione per sviluppare i rapporti e le collaborazioni tra i vari circoli anche utile politicamente.
IN PROVINCIA.
Il Coordinamento Giovani Democratici nel territorio della provincia bolognese dovrà rappresentare una risorsa molto importante per tutta l’organizzazione. Infatti, la connessione della attività politica alle esigenze dei luoghi dove essa si svolge è una peculiarità di cui assolutamente non si può fare a meno. Nei territori in cui saremo presenti il nostro compito sarà quello di permeare l’attività politica ed amministrativa dei Comuni, in modo da proporre giovani forze sia ai circoli del partito, sia per eventuali incarichi di amministrazione. Abbiamo il compito di valorizzare le capacità dei territori, di non fare disperdere le energie inespresse e di coordinare al meglio le forze, questo al fine di riuscire a creare un’organizzazione che sia più ramificata ed estesa possibile. Per raggiungere tutti gli obbiettivi che ci proponiamo sarà necessario aggiornare e modificare la rete dei vari Coordinamenti Giovani Democratici che andremo a creare. Le realtà comunali della provincia bolognese si differenziano fra loro per diversi aspetti: quindi si proverà a costruire, ove possibile, Coordinamenti Comunali/Cittadini, che eleggeranno un proprio Coordinatore coadiuvato da un piccolo gruppo dirigente in modo da organizzare al meglio l’attività nella propria realtà. Discorso simile va fatto per quei Comuni, dove per ora, non riusciamo a costruire Coordinamenti Comunali/Cittadini. In queste realtà prove remo a costruire dei Coordinamenti di Zona con organizzazione e struttura uguale ai Coordinamenti Comunali/Cittadini. Spetterà ai vari Coordinatori Comunali/Cittadini/di Zona relazionarsi ed interagire con il Coordinamento Provinciale, sempre tenendo fermo il presupposto di promuovere occasioni di incontro e confronto direttamente nelle realtà territoriali e non nel capoluogo.
UNIVERSITÀ.
“Per un’università meritocratica, d’eccellenza, internazionale”
Negli ultimi decenni, quasi tutti i governi, di qualsiasi colore politico, hanno fatto progetti o disegni di legge di riforma dell’università. Per riformare l’università è necessario prima di tutto decidere qual è il suo ruolo all’interno della società, in modo da mettere in campo idee innovative che abbiano come scopo quello di soddisfare le tre parole d’ordine, merito, eccellenza, internazionalizzazione, che crediamo debbano rappresentare la nostra Università. Il primo obiettivo, da cui bisogna partire, è quello della formazione, ovvero della creazione di competenze adeguate ai bisogni di una società. Per fare questo è necessario che l’Università sia prima di tutto aperta all’accesso, senza discriminazioni (economiche), in modo che tutti abbiamo le stesse possibilità di “partenza”, ma che diventi via via selettiva in base al merito e alle capacità. In questo passaggio crediamo che sia doveroso sottolineare che tra scuola e università sia necessaria una maggiore correlazione ed interdipendenza, un maggior legame in modo che sia già la scuola da una parte a selezionare gli studenti più capaci e meritevoli, e che sia l’università dall’altra a dare valore ai risultati scolastici ottenuti. L’università deve diventare un luogo d’eccellenza, un luogo dove nasce l’Italia del domani. L’eccellenza dell’università passa dalla modernizzazione, dalla competizione tra Atenei, dall’introduzione di forma sistematiche di valutazione. L’università deve inoltre favorire l’internazionalizzazione degli studi, attraverso lo scambio di studenti e professori per fare in modo che la conoscenza diventi universale, per fare in modo che i giovani possano arricchire le proprie competenze e le proprie attitudini a lavorare in contesti multi culturali. Questo dovrebbe partire prima di tutto dall’incentivare maggiormente gli studenti alla partecipazione al programma “Erasmus” (programma finanziato dall’UE che permette di svolgere parte del percorso formativo presso un’università europea), e al programma “Overseas” (programma finanziato dall’Università di Bologna che permette di fare un’esperienza di studio negli altri continenti) e dal favorire programmi quali il “Leonardo da Vinci” (che favorisce la cooperazione tra università e aziende straniere) e il M.A.E. – Crui ( che offre l’opportunità di un tirocinio presso le sedi del Ministero degli Esteri di vari Paesi). L’università deve rendere inoltre obbligatorio il ricambio (non solo generazione) dei docenti, premiando i migliori (anche attraverso incentivi economici) e penalizzando i “peggiori”. Tutto questo attraverso la valutazione della didattica, facendo in modo che gli indicatori di qualità abbiamo un ruolo decisivo nel giudizio sul docente. Il secondo grande obiettivo dell’università è quello di migliorare l’ingresso dei neolaureati in un mondo del lavoro che oggi più che mai no n è instabile e precario. Oggi, competenze e saperi sono aspetti centrali del lavoro e l’università, attraverso un rapporto più stretto e coordinato con il mondo del lavoro, deve essere in grado di creare una quantità crescente di conoscenze e competenze. Lo studente inoltre deve essere messo nelle condizioni di poter individuare e scegliere con maggiore facilità un lavoro che sia espressione del proprio percorso formativo. Il terzo obiettivo è la ricerca. Il futuro di un paese deriva in gran parte dalla sua capacità di rigenerarsi, di modernizzarsi. La ricerca è il motore dello sviluppo del nostro Paese. Crediamo quindi che si debba ridare dignità e creare una nuova leva di giovani ricercatori; crediamo che si debba dare piena autonomia al ricercatore nel suo progetto; crediamo che debba svilupparsi un sistema di valutazione reale e concreto che premi il merito, come avviene nella maggior parte dei Paesi europei; crediamo infine che cosi come per l’università, anche per la ricerca ci debba essere un importante incremento delle risorse pubbliche e private ( anche, ad esempio, attraverso incentivi e sgravi fiscali alle imprese che finanziano la ricerca). La nostra città è sede di uno degli Atenei più grandi e prestigiosi d’Europa, e l’Alma Mater Studiorum contribuisce, attirando e formando centinaia di studenti ogni anno, allo sviluppo economico e sociale di Bologna. Tuttavia all’Università, che ha sicuramente molte punte di eccellenza, dalla ricerca all’internazionalizzazione, chiediamo di avere un ruolo attivo all’interno della città, valorizzando i suoi studenti anche al di là dell’attività didattica che svolgono nelle aule di facoltà.
SCUOLA.
L’autunno scorso ci ha consegnato un quadro di debolezza e frammentazione del movimento studentesco, che si è trovato in difficoltà di fronte all’avanzata delle destre e che non è riuscito a compiere un efficace rinnovamento delle forme di mobilitazione e coinvolgimento. Di fatto non aiutati da un clima politico e associativo molto favorevole, pur tentando il coinvolgimento in tutte le occasioni più importanti, abbiamo trovato diverse difficoltà nella costruzione di un soggetto rappresentativo nelle scuole. Continuiamo, però a credere che in un’ottica di rappresentanza a 360° della nuova organizzazione giovanile che sta nascendo, sorge la fondamentale esigenza di rivolgere la dovuta attenzione ed interesse al variegato e complesso universo degli studenti delle scuole medie superiori. In un periodo di importanti e frequenti trasformazioni del sistema scolastico e di continui input e sollecitazioni della società verso i quali i ragazzi si mostrano molto più ricettivi, il Coordinamento Giovani Democratici si impegnerà al massimo per raccogliere le forze e le energie degli studenti medi che vivono a Bologna e nei territori della provincia. Le ragazze e i ragazzi delle scuole medie superiori rappresentano una risorsa importantissima per la nuova organizzazione giovanile, determinano l'ampiezza del target di riferimento dell'organizzazione e consentono il ricambio generaziona le. Per questi motivi ci impegneremo non solo a svolgere un capillare lavoro di coinvolgimento e stimolo dei ragazzi delle superiori, dando loro la possibilità di creare uno spazio per il dibattito e la condivisione, ma data la comprovata permeabilità degli studenti alle forme associative, auspichiamo nell’immediato futuro anche la creazione di un’associazione che riesca ad essere portatrice di autentica elaborazione politica a Bologna.
LAVORO.
“Il lavoro quale massima espressione della personalità, della creatività, dell’ingegno umano oltre che espressione della dignità della persona e non solo forma di sostentamento e sopravvivenza”.
Noi giovani democratici ci preoccupiamo del lavoro che manca e si cerca invano, di quello che si perde senza speranza diventando troppo spesso dramma umano e familiare, di quello che dequalifica, ma soprattutto del lavoro che fa male anzi che ammazza. La flessibilità, che potrebbe rappresentare una risorsa per imprese e lavoratori creando fra l’altro movimento di lavoro, finisce per diventare, precariato dequalificante capace solo di mortificare un’intera generazione, non permettendo ai giovani di poter tagliare il cordone ombelicale con le proprie famiglie, destabilizzando di fatto la società attuale ma soprattutto non permettendo la stesura di basi solide per la costituzione di una società futura. La formazione professionale, che potrebbe rappresentare uno strumento utile per lavoratori e imprese che operano all’interno di in un mercato globale senza regole, dove si assiste ad una continua corsa al ribasso, che potrebbe essere lo strumento utile a prevenire il verificarsi di drammi umani, finisce per essere svilita al ruolo di inutile strumento o peggio quale ennesimo onere posto a carico delle imprese. Centinaia di miglia di giovani dalle imprese private agli studi professionali vivono ogni giorno il dramma di un lavoro instabile, dequalificante e senza tutele, giovani “professionisti” che sotto l’ombra di uno pseudo- lavoro autonomo in realtà svolgono un lavoro carattere subordinato senza regole né tutele, ma soprattutto senza la garanzia di una formazione adeguata al tipo di specializzazione professionale per la quale stanno lavorando, con meccanismi dai più ai meno “blindati” per l’accesso alla categoria con esami fasulli capaci solo di disperdere danaro pubblico, senza essere effettiva garanzia delle competenze acquisite dai candidati. Le riforme del mercato del lavoro che nel corso degli anni si sono succedute hanno fatto sì che un’intera ge nerazione vivesse senza certezze presenti, ma anche e soprattutto future, un problema da non sottovalutare e che generazionalmente ci appartiene, anche se può sembrare lontano e di secondaria importanza è quello legato alle pensioni, non possiamo non considerare il fatto che i senza diritti di oggi si stanno condannando ad una pensione al disotto della soglia di sopravvivenza domani. Nel corso dell’ultima legislatura il centrosinistra, pur avendo avuto una maggioranza molto eterogenea che, proprio sui temi del lavoro ha visto inasprirsi il tono delle varie anime di cui era costituita, è riuscito ciò nonostante, ad ottenere proprio sui temi del lavoro degli ottimi risultati, dall’accordo sulla piattaforma del welfare votata da oltre quattro milioni di lavoratori, all’attuazione di misure d’incentivazione del lavoro stabile come quella del cuneo fiscale per incentivare l’assunzione con contratti a tempo indeterminato, alla forte azione di contrasto al lavoro sommerso o irregolare con l’introduzione dell’obbligo della previa comunicazione dell’assunzione, cessazione e trasformazione del rapporto di lavoro ai centri per l’impiego, che da sola ha permesso l’emersione di migliaia di lavoratori neri, e che di fatto ha bloccato l’abuso in frode alla legge dei licenziamenti mascherati da dimissioni. La nostra maggioranza ha previsto l’inasprimento delle sanzioni amministrative e penali per le violazioni di norme in materia di lavoro, previdenza e tutela della sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e soprattutto, l’intensificazione dell’azione ispettiva, attraverso l'aumento del numero degli ispettori. Il Governo di centro sinistra che attraverso l’attività svolta, ha dimostrato con i fatti di essere dalla parte dei lavoratori e di lavorare per una riforma radicale anche se progressiva del mercato del lavoro, consegna soprattutto a noi giovani il difficile compito, di portare avanti le battaglie per i diritti al lavoro e del lavoro, con l’impegno che non si ceda di un passo su ciò che se pur a fatica si è conquistato, ma soprattutto con l’impegno e l’ambizione che si realizzi una riforma globale del mercato del lavoro che non veda più lavoratori e imprese contrapposti ad un tavolo di trattative ma come un tutt’uno per vincere le sfide del nuovo millennio.
LEGALITÀ E GIUSTIZIA.
Noi, Giovani Democratici di Bologna, crediamo che Legalità e Giustizia debbano essere alla base di ogni società democratica. Lo stesso Principio Costituzionale di Legalità assoggetta i cittadini al rispetto dei valori condivisi della società, sotto forma di legge. Pertanto lo Stato deve garantire, attraverso forme di controllo dei territori e nel rispetto dei diritti fondamentali della persona, che la Legalità e la Giustizia vengano perseguiti da tutti. Questo significa rendere effettivo il Principio di Eguaglianza formale e sostanziale dei cittadini di fronte alla Legge, senza discriminazioni o favoritismi, che avrebbero come unica conseguenza il discredito dello Stato agli occhi del cittadino. In una società dove sussistono gli assi portanti della Democrazia non è accettabile l’equazione straniero uguale soggetto che delinque. L’integrazione fra i popoli passa attraverso politiche che favoriscono il riconoscimento agli stranieri, che contribuiscono allo sviluppo sociale ed economico dello Stato, di condizioni effettive di uguaglianza. Azioni anti-giuridiche poste in essere da cittadini stranieri, non solo formalmente, ma anche sostanzialmente, debbono avere uguale rilevanza penale di quelle commesse dai cittadini originari dello Stato. Pertanto, bisogna eliminare gli steccati culturali e politici che ostano all’integrazione tra i popoli. Urge, inoltre, recuperare l’effettività del Principio della Separazione dei poteri tra legislatore e magistratura, troppo spesso messo in discussione da vicende incresciose che hanno di fatto oscurato il lustro dello Stato. Bisogna entrare in un’ottica di complementarietà tra il legislatore, deputato a produrre le leggi, e il magistrato, chiamato all’applicazione concreta delle stesse. Questo è un architrave della Democrazia che non può essere minato, se non si vuole cadere in derive autoritarie. Come Giovani Democratici di Bologna non possiamo accettare che intere porzioni del territorio nazionale siano sottratte al controllo dello Stato a favore della Criminalità Organizzata. Questo fenomeno, che ha interessato storicamente le regioni meridionali, e generatosi in contesti politicosociali di grande confusione, vede sempre maggior sofisticazione e radicamento anche in altre realtà, finora ritenute erroneamente immuni. Un’organizzazione che, nel controllo e nella gestione delle attività economiche e sociali, si sostituisce allo Stato rende quest’ultimo più debole, provocando lacerazioni e mancanza di fiducia tra il Cittadino e lo Stato stesso. NON C’E’ SVILUPPO SENZA LEGALITA’: la classe imprenditoriale ha il diritto di poter espletare le proprie funzioni in un clima di serenità e legalità, assoggettata al solo controllo dello Stato. I cittadini chiedono sempre maggior sicurezza e la Politica deve rispondere in maniera risoluta a queste istanze. Noi crediamo che l’azione di contrasto all’anti-stato debba partire da iniziative culturali che vadano nella direzione di sensibilizzazione delle giovani generazioni e che diano la consapevolezza che una società equa può nascere solo da un controllo statale e non da abusive appropriazioni di potere della criminalità organizzata. Per questo, inoltre, non possiamo che essere dalla parte di quelle associazioni e di quei singoli che, quotidianamente e assiduamente, si battono per contrastare questo fenomeno malavitoso a partire da “Libera – Associazione, nomi e numeri contro le mafie”, che, attraverso il suo lavoro nelle terre braccate dal cancro mafioso, offre un segnale di riscossa e la possibilità, per i cittadini, di riappropriarsi dei propri diritti. Non è solo la Criminalità organizzata a preoccupare i cittadini. Esiste un substrato criminale che fuoriesce da ogni schema precostituito di illegalità. Le nostre città sono da sempre colpite da fenomeni di microcriminalità diffusa dai quali scaturisce l’insicurezza nella vita quotidiana dei cittadini. Noi crediamo che la sicurezza sia un diritto inviolabile per la società: il poter progettare le proprie azioni nella consapevolezza di vivere in uno spazio immune dal timore di subire intromissioni nella propria sfera personale sia un elemento fondamentale della stessa concezione di libertà. Soltanto attraverso la realizzazione di politiche incentrate sulla salvaguardia della Sicurezza e della Legalità e il perseguimento della concezione piena di Giustizia si può, a nostro avviso, raggiungere il risultato di un’effettiva Eguaglianza e, dunque, la compiutezza del Principio di Cittadinanza alla base di ogni sistema democratico.
CULTURA.
Se la modernizzazione e lo sviluppo di un paese non passano per la cultura e la crescita culturale dei suoi cittadini quello è un paese morto. Un grande partito che aspira a governare questo paese deve mettere la crescita culturale, la formazione, la conoscenza tra i primi posti del suo programma ma soprattutto deve contenere queste priorità nel suo dna. La cultura passa sia attraverso chi la produce sia attraverso chi la riceve. Una cultura, una formazione legata al percorso scolastico è fondamentale. Conoscere la storia, le tradizioni del proprio paese, gli uomini e le donne che si sono resi protagonisti nelle varie realtà della società, dalla politica alla letteratura passando per la scienza, l’arte, la musica, tutto questo è un bagaglio che ogni cittadino ha la necessità di avere nel suo background culturale per creare una propria visione del mondo, per rispondere ai problemi della società, insomma per sviluppare pienamente la propria cultura personale. Il Coordinamento dei Giovani Democratici si farà carico di ciò e ne sarà responsabile. E perché non far partire tutto ciò dai giovani? Perché non dare ai giovani la grande possibilità di rilanciare in maniera definitiva gli aspetti culturali e far tornare al centro un tema che è troppo importante per il paese e per la nostra città? Ecco, appunto, la nostra città, Bologna. Da qui dobbiamo ripartire per cogliere, promuovere e valorizzare tutti gli spunti che questa città incredibilmente ci dà. A partire da quell’enorme fiume chiamato studenti, da quelli superiori a quelli universitari, da quelli che in questa città ci sono nati a quelli che questa città la stanno vivendo ogni giorno. Sembra incredibile ma poche città al mondo possono contare su una popolazione così enorme di persone che la rendono viva, vitale, vera, che la vivono ogni giorno, la amano, la odiano, la maltrattano, le vogliono bene e in cui molti vogliono rendersi protagonisti della sua crescita. C’è un enorme fermento culturale, c’è bisogno di ‘’sapore culturale ci piacerebbe definirlo. Abbiamo la voglia di metterci in gioco, di voler trasmettere i nostri disagi, le nostre battaglie generazionali, i nostri sentimenti personali e riguardanti l’ambiente e la società in cui viviamo e quale mezzo migliore se non con l’arte, la pittura,il teatro, la musica, esprimendoci liberamente, avendo gli spazi e la visibilità necessari. Perché non creare in centro due o tre strade, un piccolo ‘’quartiere culturale’’ dove venga data a chiunque la possibilità di esprimersi liberamente. Locali che promuovano musica dal vivo, spettacoli teatrali, mostre di pittura e scultura. Un quartiere dove ci si possa liberamente esprimere suonando per strada, dove possa trovare spazio e piena cittadinanza ogni forma d’arte. Con le sue regole e il rispetto per chiunque. Un quartiere che attragga artisti da tutto il mondo, che sia un punto di riferimento per le grandi città europee e mondiali, che faccia sì che chiunque passi per Bologna non si scordi né del posto né della città. Insomma lasciare fare cultura a chi ha il talento e la voglia di farla e dare la possibilità e la visibilità a chi richiede cultura, a chi non vive senza di essa. In sostanza a chi crede realmente che senza un’offerta culturale sufficiente, Bologna, non può essere definita una Città con la C maiuscola.
AMBIENTE.
La giovanile del Partito Democratico si dovrà occupare, tra le altre cose anche di tematiche ambientali. L'Ambiente, per noi giovani è infatti una risorsa e non la possiamo sprecare. Il Partito Democratico in campagna elettorale si è speso molto per portare al centro del dibattito politico quei concetti che sono alla base del protocollo di Kyoto, ma stanno soprattutto alla base di ogni seria e razionale programmazione energetica e infrastrutturale di un Paese che abbia un'idea di futuro. I primi approcci del nuovo governo a tale tematica sono stati invece devastanti: riproporre “ponte sullo Stretto” e “Nucleare” è esattamente il contrario di ciò che il nostro Paese ha bisogno: rivalutare il trasporto pubblico, investire sull'energia rinnovabile. La loro scelta ha dei chiari connotati ideologici: il Nucleare, non può che essere fornito da grandi gruppi industriali, a differenza del solare; il ponte sullo stretto è invece l'apoteosi del menefreghismo ideologico nei confronti dell'ambiente. Noi dobbiamo essere capaci di aiutare il Partito Democratico di Bologna, e in prospettiva il Partito Democratico intero, a contrastare le proposte del governo in materia ambientale “alla radice”, a partire dalla fase in cui un governo, un'amministrazione, fissa la propria “agenda” dei lavori. Cercheremo anche di elaborare proposte pratiche su mobilità e energia e presentarle al partito in vista delle Amministrative, sfruttando quella che è una delle più importanti occasioni per la nostra giovanile di concretizzare la propria propositività. Proprio per quanto riguarda la Città e la Provincia, in un momento in cui la Città sta vivendo una fase di trasformazione anche strutturale, sta diventando una “piccola metropoli”, dato che noi crediamo di dover supportare tutti gli sforzi tesi a rendere questa “piccola metropoli” ambientalmente sostenibile, riteniamo sia doveroso mettere in chiaro alcuni punti fermi: ü occorre dare al Centro storico la propria valenza di “bomboniera” cittadina, rendere sostenibile la sua pedonalizzazione attraverso un miglioramento dei (già buoni) servizi pubblici e l'implementazione di attività – culturali - volte alla sua rivalutazione; ü occorre valorizzare il progetto di unificare le piste ciclabili che dalla periferia vanno in centro storico: in città molte piste ciclabili sono in realtà delle “strisce per terra”, scollegate tra di loro, e ciò le rende sostanzialmente inutili; il Comune, però, è da diverso tempo all'opera per rendere più sicure e più connesse. Far questo è però molto complesso, provoca malumori tra chi non ne comprende i vantaggi e scarsa attrattiva tra chi vorrebbe tutto e subito: da parte nostra ci deve essere pieno sostegno e aiuto nella comunicazione di quest'opera meritoria della nostra amministrazione; ü una Città metropolitana all'avanguardia deve essere avanguardia anche per quanto riguarda la produzione e lo smaltimento di rifiuti: si deve cercare un'intesa con i commercianti per realizzare il vuoto a rendere, con i produttori per poter limitare l'uso di imballaggi inutili (si pensi ad esempio a poter “spillare” il latte o i detersivi da appositi macchinari, portandosi da casa i contenitori), si deve agire economicamente per favorire la raccolta differenziata (“chi più ricicla, meno paga”); ü si deve migliorare il sistema integrato di trasporti, i città e soprattutto in provincia, per rilanciare l'uso consapevole del mezzo pubblico e limitare il trasporto privato su gomma. Per questo noi giovani democratici abbiamo bisogno di formarci, di comprendere le implicazioni di scelte fatte in un senso o in un altro. Abbiamo bisogno di farlo per poter poi parlare con autorevolezza ai nostri interlocutori, i nostri coetanei. Dovremo fare quindi momenti di studio e riflessione al nostro interno; ma faremo anche campagne tematiche di informazione all'esterno, cercando di renderle il più possibile visibili, per coinvolgere il maggior numero di persone disinteressate sull'argomento, per vincere un muro di indifferenza che porta ancora oggi il nostro Paese ad essere “schiavo” del Petrolio (e dei suoi fornitori), per mostrare che ci sono modi migliori – e più convenienti, perché no – di vivere.
LAICITÀ E DIRITTI CIVILI.
Sin dalla sua nascita, il Partito Democratico si è impegnato per l’affermazione e la diffusione di una cultura basata sul riconoscimento e il rispetto dei diritti e della dignità della persona e sui principi della responsabilità e della laicità. La cultura dei diritti umani e civili mira ad eliminare ogni violazione della dignità e della vita della persona, rimuovendo le cause che possono pregiudicarne lo sviluppo e ogni discriminazione e violenza per motivi di appartenenze razziali e sociali, di schieramento politico e culturale, di religione, di genere e orientamento sessuale. A partire da uno sviluppo di una società che deve passare innanzitutto dalla valorizzazione dei talenti femminili nel mondo del lavoro e della politica, passando attraverso la creazione di strumenti che permettano un’effettiva uguaglianza e attraverso la predisposizione di una società a misura di donna: di una società, che guardi a se stessa anche con gli occhi di una donna. Inoltre, il filo conduttore che ci deve guidare in tutta discussione è quello della laicità, un’idea di laicità come valore; valorizzazione delle diversità culturali, rispetto delle sensibilità e convinzioni di ciascuno, costruzione di uno spazio comune di cittadinanza fondato sui principi di libertà e responsabilità. All’interno di una società soggetta a mutazioni, osservabili anche al diverso assetto demografico dovuto alla migrazione di popolazioni, crediamo che l’integrazione non sia solo un processo auspicabile, ma una vera e propria necessità, che deve essere volta a un’alta e condivisa etica pubblica; in cui tutti ci sentiamo portatori di diritti e doveri. E’ la politica, oggi, ad essere chiamata a dare risposte adeguate e moderne in un terreno di confronto avanzato, serio e rispettoso di tutte le sensibiltà. La politica deve riuscire ad arrivare ad una soluzione il più possibile condivisa: in un clima di autentico rispetto, di dialogo vero, di consapevolezza che su temi come questi, che riguardano anche i dettami della coscienza, si sgomberi davvero il terreno da integralismi e fondamentalismi. Pensiamo che sia necessario porci di fronte alle questioni in modo aperto, con un approccio fortemente analitico e non impaziente di trovare subito soluzioni. Pensiamo che sia necessario il contributo di tutte le culture e sensibilità riformatrici e si possa serenamente affermare il basilare principio della laicità, per mettere in luce le questioni nella loro complessità e in tutte le loro sfaccettature. Pensiamo che ci si debba confrontare sulla sfera dei rapporti tra l’individuo e la società, sulla questione famiglia/famiglie e la sessualità, sulla responsabilità delle donne e i diritti civili delle persone omosessuali. Temi delicati e rilevanti, legati alla sfera dei diritti di cittadinanza, ma non necessariamente incasellabili nella definizione di “eticamente sensibili” come anche il diritto/dovere al lavoro e alla sicurezza sul lavoro, il diritto/dovere alla tutela della salute e alla pensione e il diritto/dovere alla sicurezza sociale. Il 28 giugno 2008 si terrà a Bologna, a tredici anni di distanza dalla precedente manifestazione, il Pride nazionale lesbico, gay, bisessuale e trans. Pensiamo che sia una momento importante che ha come obiettivo il riconoscimento delle diversità, ma soprattutto la rivendicazione della parità di diritti per tutti i cittadini e la lotta contro ogni tipo discriminazione. Riteniamo che manifestazioni come il Pride possano essere utili a diffondere e riaffermare la cultura della laicità, del rispetto e della tolleranza. Dobbiamo purtroppo registrare come il neo governo Berlusconi sia partito molto male sul fronte dei diritti umani e civili, prima non concedendo il patrocinio alla manifestazio ne e poi dichiarando che le priorità delle Pari Opportunità sono altre. La speranza è che almeno si mantenga, magari rafforzandolo, l’importante strumento della “Commissione per i diritti e le pari opportunità per lesbiche, gay, bisessuali e transgender” istituita presso il Ministero delle Pari Opportunità dal Governo Prodi.
L'Unione Europea.
L’Europa sta attraversando un altro momento difficile, e proprio per questo dobbiamo essere ancora più consapevoli dell’importanza del cammino che l’Italia ha iniziato nel 1957 e che deve essere continuato con sempre maggior forza. Molte delle sfide che ci troviamo di fronte sarebbero sicuramente più semplici e più facilmente risolvibili se affrontate in maniera collettiva attraverso una serie di misure a larga scala, nel contesto delle istituzioni comunitarie. Ancora una volta però molti governi fanno fatica a superare gli antagonismi tradizionali e non riescono a spiegare e a far capire ai cittadini l’importanza dell’integrazione europea. Proprio in questi giorni abbiamo assistito ad un nuovo ostacolo in questo percorso, il no irlandese alla ratifica del trattato di Lisbona. Questo no è ovviamente l’espressione democratica della volontà dei cittadini irlandesi, ma non può bloccare il processo intrapreso dai 27 stati membri; piuttosto deve essere analizzato e capito, e gli organi comunitari e nazionali dovranno essere capaci di dare delle valide risposte a questa scelta. Le reazioni che hanno esternato alcuni partiti e ministri italiani sono, invece, assolutamente incondivisibili perchè anacronistiche. Bisognerebbe ricordare che l'ondata di benessere che si è verificata in Irlanda è dovuta anche ai finanziamenti comunitari, e che la maggior parte delle opere e dei progetti presentati e sviluppati in Italia, soprattutto nel Meridione, avvengono nell’ambito dei fondi strutturali europei. Sicuramente l’Unione Europea affronta un momento difficile, dovuto a motivi politici ed economici, la maggioranza degli stati membri sta affrontando infatti un periodo di rallentamento economico, che viene sentito in maniera sempre più forte dai cittadini europei in seguito agli ultimi allargamenti. Purtroppo, inoltre, si sente ancora molto forte la lontananza dei cittadini dall’Europa. L’Unione Europea, attraverso una strategia economica oculata, è in grado di influenzare i rapporti diplomatici mondiali, con un sistema di finanziamenti ed aiuti è in grado di impostare delle politiche umanitarie globali e di mirare al riequilibrio fra le diverse regioni dei suoi stati membri, con un rigido controllo interno è in grado di evitare crisi finanziarie come quelle che hanno investito e ciclicamente stanno investendo i paesi latino americani. Dobbiamo però essere consapevoli che il processo di integrazione europea non riguarda solamente l’economia, ma è un processo che è nato per arrivare alla condivisione di intenti, di ideali e di cultura e per spingere gli stati alla collaborazione pacifica. L'Europa è stata sempre un punto di riferimento mondiale, ma c'è chi dice che ormai ha chiuso il suo ciclo. Ebbene noi, invece, crediamo che l'Europa sia il futuro ma che potrà esserlo solo se avrà il coraggio di investire sui giovani, già da ora! Per questo sentiamo che l'Europa ci appartiene ed è molto vicina alla nostra generazione, grazie alle possibilità che proprio l’Europa ci ha dato: noi siamo stati fra i primi a poter viaggiare liberamente, a poter studiare all’Estero con il programma Erasmus e a godere dei benefici economici derivanti dal mercato comune. Per questo chiediamo un forte impegno da parte del nostro partito per le elezioni europee dell’anno prossimo, con una campagna elettorale condotta su temi europei, con lo scopo di spiegare ai cittadini cosa la comunità possa fare per loro e con un abbassamento nell’età media della nostra delegazione. L’Italia deve rivestire in Europa un ruolo centrale, che le appartiene e che in passato ha esercitato, che le permetta di impegnarsi politicamente in un rafforzamento della comunità e del processo di integrazione.
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