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Oggi, 29 luglio, è stato approvato in Senato dopo mesi di analisi e modifiche, il ddl Gelmini. Siamo al punto al quale non volevamo arrivare, siamo al momento più buio, in attesa del pronunciamento della Camera, dal quale l’università italiana uscirà irrimediabilmente rovinata.

Noi Giovani Democratici in questi mesi ci siamo battuti per portare a conoscenza dell’opinione pubblica quella che rischia di diventare l’università italiana, come la Gelmini vorrebbe peggiorare la situazione già esistente e quali invece sarebbero i correttivi importanti da fare. La nostra battaglia è passata attraverso le elezioni del consiglio nazionale degli studenti universitari di pochi mesi fa, dove in questo collegio elettorale le forze e le associazioni studentesche di centro sinistra hanno vinto battendo le liste del Popolo delle Libertà che invece sostengono la riforma Gelmini.
Anche quello è stato un segnale importante da parte degli studenti universitari, che bocciano questo ddl e che ad ottobre, con l’inizio delle lezioni, ricominceranno a battersi attraverso assemblee e movimenti spontanei all’interno delle università.
In questi giorni come Giovani Democratici di Bologna continuiamo ad essere a fianco dei ricercatori delle università emiliano romagnole che giustamente si battono contro il ddl, che distrugge la ricerca e pone fine al ruolo del ricercatore. Siamo di fronte ad un governo che di proposito vuole uccidere la ricerca di qualità che ancora in questo Paese esiste grazie ai sacrifici di tantissimi ricercatori che con un misero stipendio ed in precarie condizioni non solo continuano a fare un’ottima ricerca, ma da anni si occupano di fare anche più del 40 % della didattica e della formazione degli studenti, cosa che per di più dovrebbe essere svolta solo dai docenti. La Gelmini per raggiungere il suo scopo introduce nel ddl la figura del ricercatore a tempo determinato, di massimo 6 anni, sostanzialmente a termine.
E’ la morte della ricerca italiana. Siamo di fianco ai ricercatori e sosteniamo la loro protesta, contro una riforma che mette a rischio il loro lavoro di anni, la ricerca e la formazione di qualità. Ci continueremo a battere perché le università non diventino aziende, perché i consigli di amministrazione, modificati con il ddl Gelmini, non diventino il luogo dove manager o baroni prendano decisioni senza conoscere la condizione degli studenti e delle facoltà, facendo gli interessi di pochi.
Ci continueremo a battere perché si investa veramente sul merito, con borse di studio statali, ricordando a tutti che la nostra Costituzione, all’articolo 34, ci dice che i capaci e meritevoli hanno il diritto di raggiungere i più alti gradi degli studi anche se privi di mezzi; non siamo per niente sicuri che con questa riforma questo sarà ancora cosi. Insomma si sta andando verso un concetto privatistico dell’istruzione, che in questi mesi si è sviluppato passando per le riforme della scuola.
Nella battaglia contro questo disegno c’è anche il nostro Partito, il Partito Democratico, che per ridurre i danni di questo ddl ha fatto una dura e costruttiva opposizione in Parlamento, proponendo ad esempio che sia creato il ruolo unico di docenza, articolato in livelli, ovvero proponendo che ai ricercatori venga riconosciuto anche il ruolo di docente, per salvaguardarne la figura e l’importantissima attività che svolgono; inoltre, per favorire il turn over il Pd ha chiesto che il pensionamento dei docenti avvenga a 65 anni (e non oltre i 70 com’è attualmente), in modo da stabilizzare tanti precari che insegnano nelle università.
Ovviamente il centro-destra in Senato ha pensato bene di bocciare questo emendamento, salvaguardando tanti baroni che rimangono nelle università non per insegnare ma per continuare a far parte delle commissioni di concorso che bandiscono i posti, ovvero per continuare a decidere, ad avere potere.
In questa grave situazione insomma l’unica cosa da fare è continuare una ferma opposizione nelle università e in Parlamento, sostenendo i grandi movimenti popolari, di piazza, degli studenti, dei ricercatori, di tutti coloro che pensano che questa riforma rischi di cambiare negativamente e irrimediabilmente l’università italiana.
E i Giovani Democratici di Bologna saranno in prima linea!
Alberto Aitini
Resp.Università GD Bologna
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